COME LAVORO

Il sostegno psicologico

Il lavoro di sostegno psicologico che intraprendo insieme ai clienti prende le mosse

sostegno psicologicofondamentalmente da due visioni della natura umana e del “ben-essere” che hanno origini geografiche lontane ma che sono incredibilmente vicine nella loro essenza.

Le teorizzazioni di Carl Rogers costituiscono il primo polo che orienta il mio modo di operare con l’altro.

Secondo Rogers l’essere umano possiede una capacità intrinseca di orientarsi selettivamente e in modo diretto verso il completamento e l’attuazione delle proprie potenzialità. In questo senso, perché la relazione d’aiuto abbia successo e si crei il necessario clima di fiducia sono indispensabili tre condizioni fondamentali: empatia, autenticità, accettazione incondizionata. Questi requisiti basilari per l’instaurarsi della relazione d’aiuto, in ultima analisi, sono riconducibili a un particolare modo di ascoltare l’altro che può essere definito “ascolto attivo”.

L’ideogramma della parola “ascolto” in lingua cinese mette bene in risalto l’importanza di avere una forte connessione con il proprio mondo interiore per poter accogliere quello di un’altra persona senza giudizio.

Come operare allora per creare uno spazio interiore di accoglienza dell’altro?

Come possiamo mettere in pratica un ascolto che non sia fatto solo con le orecchie ma che sia fatto anche di attenzione unitaria, occhi e cuore?

La meditazione

Eccoci quindi al secondo punto di riferimento del mio percorso professionale e personale: la meditazione. In particolare quel tipo di meditazione conosciuto come Mindfulness, elaborata da Kabat-Zinn a partire dagli insegnamenti del Buddismo (Vipassanā), dello Zen e delle pratiche di meditazione Yoga.

Se, come già sosteneva Plutarco, “la perdita della capacità di ascoltare è figlia della perdita della dimensione del silenzio, allora possiamo trovare nelle parole di Jon Kabat Zinn una risposta che si fonda su pratiche antichissime poco conosciute in occidente fino al secolo scorso.

Il flusso incessante dei pensieri che attraversano la mente ci lascia pochissimo spazio per la quiete interiore. Le nostre azioni sono tutte impulsive piuttosto che intraprese con consapevolezza, sono controllate da quei pensieri e impulsi perfettamente ordinari che attraversano la mente come un fiume in piena.  Meditare significa imparare come uscire da questa corrente. Questo processo non accade magicamente da sé. Richiede sforzo; e noi chiamiamo lo sforzo di coltivare la capacità di stare nel momento presente “pratica” o “pratica della meditazione.

La meditazione diventa quindi strumento fondamentale in tutta la relazione d’aiuto. Se da un lato è utile allo psicologo per creare uno spazio di accoglienza per i vissuti del cliente, dall’altro è uno strumento potente per il cliente stesso. Attraverso l’apprendimento degli strumenti meditativi, il cliente ha infatti l’opportunità di sviluppare capacità di auto-osservazione, accettazione e “non giudizio” del proprio vissuto psicocorporeo, basilari per un percorso di crescita verso il benessere.